Nutrizionista in famiglia

Un percorso dedicato ai genitori, quando è coinvolto un bambino o un adolescente sotto i 15-16 anni.

Non mi rivolgo direttamente al bambino, ma agli adulti della famiglia: lavoriamo insieme sulle abitudini, i comportamenti e le dinamiche che si creano attorno al cibo in casa, non su una lista di ricette o una spesa già fatta al posto vostro.

Cosa include: un percorso pensato per situazioni come l alimentazione selettiva, lo svezzamento, i cambiamenti comportamentali legati al cibo, l obesità infantile, la costruzione di un ambiente alimentare equilibrato tra genitori e figli, i bambini dai gusti difficili.

Cosa aspettarti: non un piano imposto dallesterno, ma un lavoro condiviso con voi genitori per evitare che si creino messaggi disfunzionali verso i più piccoli.

Testo in attesa della versione definitiva di Paola.

Il percorso riguarda tuo figlio/a?

C'è un questionario dedicato, pensato apposta per raccontarmi la situazione della vostra famiglia.

Questionario per la famiglia

Domande frequenti su questo percorso

Meglio lo svezzamento tradizionale con le pappe o l’autosvezzamento (baby-led weaning)?

Non esiste un solo modo giusto: sono due approcci diversi, entrambi validi, e nella pratica molte famiglie trovano un equilibrio personale tra i due.

In entrambi i casi la cosa più importante non è la tecnica scelta, ma la qualità della proposta alimentare e il clima sereno del pasto.

Un buon compromesso, che propongo spesso, è valutare bene i punti di forza di uno e dell’altro per una scelta consapevole e sostenibile con il resto della famiglia — una parte più morbida da offrire con il cucchiaino e alcuni pezzi che il bambino può prendere ed esplorare da solo — così da unire i vantaggi di entrambi gli approcci.

Quando è il momento giusto per iniziare a cambiare alimentazione e come capisco se il mio bambino è pronto?

L’indicazione generale è intorno ai 6 mesi, per rispettare la crescita del sistema digerente, oltre ai segnali di prontezza del bambino: riesce a stare seduto con un buon controllo del capo e del tronco, mostra interesse verso il cibo e i piatti degli adulti (li guarda, allunga le mani), ha perso il riflesso di estrusione ed è in grado di portare oggetti alla bocca e masticarli con il movimento di morso-rilascio.

Fino ai 6 mesi il latte (materno o artificiale) copre da solo tutti i bisogni nutrizionali del bambino: non c’è quindi motivo di anticipare i tempi. Dopo i 6 mesi, invece, il solo latte non basta più a coprire il fabbisogno energetico e di ferro, ed è qui che entra in gioco l’alimentazione complementare.

Il mio bambino chiede sempre di mangiare, anche appena finito un pasto: è normale?

Sì, è una situazione che può verificarsi e nella maggior parte dei casi non è indice di un problema. Nei primi anni di vita l’appetito dei bambini può essere irregolare: ci sono giornate in cui sembrano avere una fame insaziabile e altre in cui mangiano pochissimo, in base alla crescita, all’attività fisica, al sonno o anche solo all’umore.

La cosa più utile è affidarsi a una routine alimentare regolare, in funzione della tua quotidianità. Sapere che ci sarà comunque un’altra occasione per mangiare rassicura il bambino e aiuta anche te a gestire con più calma le richieste fuori pasto.

Interessante è distinguere la vera fame dalla richiesta di conforto, compagnia o distrazione: se il bambino chiede cibo soprattutto nei momenti di noia, stanchezza spesso non è lo stomaco a parlare. In questi casi suggerimenti, consigli e strategie che posso darti aiutano a capirlo ed aiutare il piccolo a gestirlo meglio. Se ci sono altri segnali che ti preoccupano, è comunque sempre bene parlarne con il pediatra.

Mio figlio non mangia le verdure: come posso fare?

Il rifiuto delle verdure — in particolare di quelle verdi, spesso percepite come più amare — è tra le difficoltà più comuni e ha una spiegazione fisiologica: si chiama neofobia alimentare, che è una reazione naturale di diffidenza verso i cibi nuovi o poco conosciuti.

Compare intorno ai due anni e può accentuarsi fino ai cinque. È un meccanismo di protezione ereditato dai nostri antenati, non un dispetto né un capriccio.

Quello che funziona meglio non è insistere o “nascondere” la verdura in altri piatti, ma la ripetuta esposizione senza pressione (senza obbligo di finire o mandare giù il boccone).

Alcuni accorgimenti pratici che ti posso far conoscere con la mia consulenza sono utili, vantaggiosi ed efficaci per coinvolgerli, renderli parte attiva della scoperta e avvicinarli al nuovo.

Ricorda che i gusti cambiano nel tempo: un rifiuto oggi non significa un rifiuto per sempre. La pazienza, unita a un clima sereno a tavola, è lo strumento più efficace che hai.

Fino a poco tempo fa mangiava di tutto, ora vuole solo la pasta in bianco: cosa è successo?

È una delle situazioni ricorrenti nella crescita dei bambini; si tratta della neofobia alimentare che si manifesta con più forza, spesso proprio tra i 2 e i 5 anni. Il bambino si orienta verso cibi “sicuri”: asciutti, morbidi o croccanti, di colore neutro, prevedibili nel gusto e nella consistenza — ed ecco perché pasta in bianco, pane, formaggi morbidi o crackers diventano i preferiti quasi di tutti i bambini in questa fase.

Il primo passo è non trasformare il pasto in un terreno di scontro. La pressione a mangiare — supplicare, promettere premi, minacciare punizioni, distrarre con schermi — nel breve termine può “funzionare”, ma nel tempo aumenta l’ansia verso il cibo dando origine a disturbi comportamentali.

Nella grande maggioranza dei casi una valutazione con un professionista in nutrizione pediatrica si risolve gradualmente, senza forzature.

Se non vuole mangiare qualcosa, devo obbligarlo ad assaggiare o a finire il piatto?

Obbligare, supplicare o “contrattare” bocconi non insegna al bambino a mangiare quello che si trova nel piatto, bensì ad accontentare l’adulto.

È molto più utile rassicurarlo che non è obbligato a mangiare qualcosa che non vuole, mantenendo però ferma la routine dei pasti e la varietà proposta da te in tavola, senza alternative.

Una fase di selettività alimentare, anche marcata, è estremamente comune: riguarda circa 1 bambino su 5 e nella grande maggioranza dei casi si attenua spontaneamente crescendo, senza sfociare in un disturbo alimentare vero e proprio.

Chiedere una valutazione professionale permette di capire cosa sta succedendo nello specifico e costruire insieme strategie su misura per la tua famiglia e riportare serenità al momento del pasto.

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